Napoli, 1843

Come ricordato nel precedente articolo, Bertrando Spaventa attribuiva al 1843 un significato particolare per la nascita di un nuovo movimento filosofico napoletano, più aperto alle correnti di pensiero della filosofia classica tedesca. Si è cercato di individuare in un’esperienza collettiva, quella della rivista «Museo di scienze e letteratura» costituitasi in quell’anno, una delle ragioni che spiegano l’affermazione di Spaventa. Intorno a questa rivista, prosecuzione della precedente esperienza del «Museo di letteratura e filosofia» (1841-1843), lavorano giovani e meno giovani intellettuali che lo stesso Spaventa ricorderà in una famosa pagina autobiografica. Tuttavia il 1843 è anche un anno importante per la storia della divulgazione di Kant a Napoli, ma anche in altre aree italiane.

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Un omaggio a Ottavio Colecchi

Bertrando Spaventa in qualche occasione richiama il 1843 come data di nascita del movimento filosofico napoletano che darà luogo all’hegelismo. Spaventa era arrivato a Napoli da Monteccassino nel 1840, e in quegli anni la vita culturale filosofica napoletana era alquanto animata, se si considera la presenza di Pasquale Galluppi, voce accademica ufficiale, e di Ottevio Colecchi, voce alternativa all’eclettismo francese che sembrava dominare la scena. Nel 1841 Stanislao Gatti dà vita al «Museo di letteratura e filosofia», della cui prima serie si ha ora una bella ristampa anastatica promossa dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e pubblicata dall’editore Procaccini nel 1983 con un’ampia presentazione di Guido Oldrini.

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Il “motore” del diritto

frontespizio del volume di Pietro Fiorentino del 1859
P. Fiorentino, “Programma di un corso di diritto filosofico”, Catania, Tip. Accademia Gioenia, 1859 (fonte: GoogleBooks)

In un Programma di un corso di diritto filosofico, l’avvocato e professore di diritto dell’Università di Catania Pietro Fiorentino, nel 1859 ingaggia un breve confronto con la Metafisica dei costumi di Kant. Il tentativo di Fiorentino è di stabilire i principi razionali del diritto derivandoli dal loro ordine logico.

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La mente e le cose

La filosofia della mente

Prima di dedicare all’esame della filosofia critica uno studio particolare, il cui primo volume è del 1843, Alfonso Testa accenna a Kant nei discorsi sulla Filosofia della mente pubblicati a Piacenza, presso Del Majno, nel 1836. In precedenza aveva già pubblicato una sua Filosofia dell’affetto in due volumi (1829 e 1834) che aveva suscitato un certo scalpore.

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Il realismo di Ragnisco

ragnisco 1875

Nel 1875 lo storico della filosofia napoletano Pietro Ragnisco (1839-1920) pubblica un volume sulla Critica della ragione pura di Kant. All’epoca Ragnisco rientrava in una corrente interpretativa ispirata all’hegelismo napoletano con suggestioni positivistiche. Il volume del 1875 è interessante anche per l’iniziale discussione sulla relazione che unisce, o divide, la prima edizione (1781) dalla seconda (1787) dell’opera principale di Kant.

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Il vero, il buono e il bello non sono la stessa cosa

osservazioni critice (1843)

Nel terzo volume delle Osservazioni critiche, apparso nel 1843 e interrotto su provvedimento della censura, Ottavio Colecchi compie un’analisi dell’estetica prendendo le mosse dalla Critica del Giudizio di Kant, alla quale intende poi far seguire una critica dell’estetica hegeliana la quale, a suo avviso, rimane molto al di sotto di quella kantiana perché fondata sul panteismo. Stessa condanna estende anche a Vincenzo Gioberti, la cui formula ideale non può certo costituire un fondamento valido per l’estetica.

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Kant grande geografo

Lorenzo Nesi, Storia fisica della terraLa traduzione della Geografia fisica di Kant impegnò August Eckerlin a lungo: i sei volumi vennero pubblicati in successione tra il 1807 e il 1811.

Come apparve subito chiaro, si trattava di un lavoro importante, ma privo di uno sforzo di sistematizzazione che avrebbe potuto e dovuto facilitarne la lettura e la consultazione. Questo è poi il motivo principale per il quale all’edizione Vollmer (su cui si basò Eckerlin per la traduzione italiana) si è sempre poi preferita in seguito quella, più snella, curata da Theodor Rink. Per tutte le questioni annesse alla vicenda editoriale si può ora vedere il vol. 26.1 delle Kant’s gesammelte Schriften che contiene le lezioni sulla geografia fisica curate da Werner Stark in collaborazione con Reinhard Brandt (Berlin-New York, de Gruyter, 2009).

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le due fasi della pedagogia

frontespizio della Pädagogik di Kant
Über die Pädagogik (1803)

Nel clima politico napoleonico inauguratosi con la proclamazione del [Regno d’Italia, idee liberali cominciarono ad affacciarsi, così almeno sembrò ad Augusto Eckerlin, il quale decise di presentare al pubblico la concezione pedagogica di Kant, vincendo la resistenza che lo aveva trattenuto fino a quel momento per timore che gli ideali illuministici potessero incontrare molte resistenze in Italia.

Situazione simile vive il Regno di Napoli sotto Gioacchino Murat, ma con effetti ancora più evidenti considerate le generali condizioni di arretratezza del paese. La ripresa di una politica culturale in generale unita all’indirizzo riformistico nel quale essa si attuava, offrì terreno per “importare” le nuove idee kantiane in campo pedagogico.
In uno scenario del tutto mutato, conquistata l’unità nazionale e avviata una politica scolastica a più ampio raggio, il tema dell’educazione cessa di essere proiettato sullo sfondo dell’ideale di progresso dell’umanità e diventa sfida organizzativa e amministrativa per l’affermazione di una pedagogia orientata al consolidamento civile. In questa mutata situazione si colloca la nuova traduzione della Pädagogik kantiana, opera di Angelo Valdarnini, studioso che sarà punto di riferimento di diverse generazioni di pedagogisti. Il successo di cui godrà la Pedagogia susciterà l’interesse teorico e scientifico per le idee di Kant, e la traduzione di Antonio Poloni del 1901 è testimonianza proprio di questo interesse.

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la geografia kantiana in Italia

La geografia kantiana in Italia

frontespizio primo volume della Geografia fisica
Geografia fisica, vol. I

Durante il Regno d’Italia (1805-1814) furono dominanti, sia per motivi politici e militari che per motivi egemonici, i temi legati all’assetto geografico, all’educazione e al diritto. È in queste aree di interesse che si affacciano sulla scena culturale italiana le prime traduzioni di Kant. La Geografia fisica è non a caso dedicata al ministro della guerra Augusto Caffarelli, che figura come primo nella lista degli associati sottoscrittori dell’edizione. Chiusa questa fase storica, la geografia kantiana rienerge nel 1843, con il volume di indici (una sorta di glossario ragionato dell’opera), con cui l’editore Silvestri completa il progetto originario

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