Tra storia naturale e etnografia. La geografia kantiana

Kant tenne lezioni sulla Geografia fisica fino al Sommersemester del 1796: aveva cominciato quarant’anni prima, nel 1756. Il corso non era basato su un manuale, come richiesto poi dai regolamenti universitari, ma elaborato personalmente. E questo, come opportunamente fa notare Werner Stark nella prefazione al primo volume delle Vorlesungen über Physische Geographie apparso nel 2009 nell’ambito dell’edizione dell’Accademia, vuol dire che il programma delle lezioni preparate da Kant, può essere considerato, entro certi limiti, opera autonoma. I limiti, peraltro, sono costituiti dal fatto che le lezioni così come ci sono rimaste, entrano nel patrimonio di studio di studenti e uditori, a volte eccellenti (come dimostra il caso di Herder).

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Gentile oltre Spaventa

Giovanni Gentile come storico della filosofia italiana assume le linee programmatiche che ritrova nel suo ispiratore essenziale: Bertrando Spaventa e cerca di correggerne i limiti, che gli sembrano essere quelli di essersi mantenuto su una traccia di lavoro generale a cui manca la prova storiografica della verifica particolareggiata. 

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Prismi storiografici

Nel 1869 Vincenzo Lilla riprende la questione dei rapporti fra Rosmini e Kant, con l’intento di smentire l’ipotesi storiografica di una dipendenza del primo dal secondo, ipotesi avanzata a suo tempo da Bertrando Spaventa che, rispetto alla filosofia italiana contemporanea, aveva collocato il filosofo roveretano allo stesso posto occupato da Kant nella filosofia tedesca.

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Napoli, 1843

Come ricordato nel precedente articolo, Bertrando Spaventa attribuiva al 1843 un significato particolare per la nascita di un nuovo movimento filosofico napoletano, più aperto alle correnti di pensiero della filosofia classica tedesca. Si è cercato di individuare in un’esperienza collettiva, quella della rivista «Museo di scienze e letteratura» costituitasi in quell’anno, una delle ragioni che spiegano l’affermazione di Spaventa. Intorno a questa rivista, prosecuzione della precedente esperienza del «Museo di letteratura e filosofia» (1841-1843), lavorano giovani e meno giovani intellettuali che lo stesso Spaventa ricorderà in una famosa pagina autobiografica. Tuttavia il 1843 è anche un anno importante per la storia della divulgazione di Kant a Napoli, ma anche in altre aree italiane.

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Un omaggio a Ottavio Colecchi

Bertrando Spaventa in qualche occasione richiama il 1843 come data di nascita del movimento filosofico napoletano che darà luogo all’hegelismo. Spaventa era arrivato a Napoli da Monteccassino nel 1840, e in quegli anni la vita culturale filosofica napoletana era alquanto animata, se si considera la presenza di Pasquale Galluppi, voce accademica ufficiale, e di Ottevio Colecchi, voce alternativa all’eclettismo francese che sembrava dominare la scena. Nel 1841 Stanislao Gatti dà vita al «Museo di letteratura e filosofia», della cui prima serie si ha ora una bella ristampa anastatica promossa dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e pubblicata dall’editore Procaccini nel 1983 con un’ampia presentazione di Guido Oldrini.

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Cosa significa pensare secondo Spaventa

Prima di abbracciare la concezione dello Stato etico, Bertrando Spaventa aveva sposato quella della morale pedagogica. Le due visioni poi s’incontrano e vanno a formare quell’ideale dello Stato pedagogico che trova una sua espressione particolare negli Studi sull’etica di Hegel del 1869.

La tensione morale dell’Illuminismo innestata nell’assolutezza del volere. Innesto reso possibile dai riferimenti specifici di Spaventa: Kant da un lato e Hegel dall’altro.

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Da articolo a voce enciclopedica, e viceversa

Nuova Enciclopedia Popolare

Nel 1856, durante il suo esilio a Torino, Bertrando Spaventa (1817-1883) concepisce l’idea di scrivere degli articoli sulla filosofia tedesca: Kant, Fichte, Schelling e Hegel.

A proposito di Kant, scrive un saggio che è noto agli studiosi dell’hegelismo napoletano in quanto edito da Giovanni Gentile, curatore delle opere del filosofo. Si tratta della Filosofia di Kant e la sua relazione colla filosofia italiana.

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Le osservazioni critiche di Ottavio Colecchi

frontespizio terzo volume delle Osservazioni critiche di Ottavio Colecchii

Nel riprendere il discorso sulla diffusione di Kant in Italia nell’Ottocento, ci porremo una domanda: quant’era conosciuta in Italia la teoria estetica di Kant e, quindi, la Critica del Giudizio.

Nel terzo volume delle sue Osservazioni critiche dedicate ad alcune quistioni le più importanti della filosofia, Ottavio Colecchi affronta non soltanto le teorie kantiane, ma anche quelle hegeliane.

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