Epicedi del Kant

L’unica traduzione
degli epicedi kantiani

Vittorio Imbriani, che amava inseguire piste di ricerca insolite, prese spunto dalla pubblicazione di alcune poesie commemorative di Kant per farne oggetto di una relazione letta all’Accademia di Scienze Morali e Politiche di Napoli. Dal testo di questo intervento, l’anno seguente pubblicò l’opuscolo che qui presentiamo per celebrare, come faceva da qualche tempo, la morte del figlioletto avvenuta qualche anno prima. Il ricordo del figlio si intreccia inevitabilmente con la natura intrinseca degli epicedi kantiani: una commemorazione fatta di testi commemorativi.

Il registro che Imbriani usa nello svolgere il compito di traduttore è qui, come altrove, quello del critico sferzante, talvolta ironico e dissacrante, pignolo nella dei dettagli, anche metrici, oggettivo. Non manca infatti a Imrbiani la vena positivistica che aleggiava nella cultura dell’epoca, sebbene forse nessuno più di lui ne fosse distante sul piano di una piena condivisione del mito dei fatti. E per questo il principio di verità si trasforma sovente in pura e semplice schiettezza, come risulta evidente nelle Fame usurpate che rappresenta forse la prova critica più riuscita di Imbriani.

Nota sito-bibliografica

Imbriani, Vittorio – Dizionario Biografico degli Italiani


La copia di cui ci siamo avvalsi per realizzare l’edizione digitale, è conservata presso la Biblioteca Universitaria di Napoli, nel fondo dei libri di Imbriani.

Formati disponibili

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.