Il “motore” del diritto

frontespizio del volume di Pietro Fiorentino del 1859
P. Fiorentino, “Programma di un corso di diritto filosofico”, Catania, Tip. Accademia Gioenia, 1859 (fonte: GoogleBooks)

In un Programma di un corso di diritto filosofico, l’avvocato e professore di diritto dell’Università di Catania Pietro Fiorentino, nel 1859 ingaggia un breve confronto con la Metafisica dei costumi di Kant. Il tentativo di Fiorentino è di stabilire i principi razionali del diritto derivandoli dal loro ordine logico.

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Le novità di Kantiana

Da oggi il sito wiki di Kantiana non è più attivo. Il progetto da cui era nato non ha più motivo di essere perché in questi ultimi anni fortunatamente le fonti primarie su cui si reggeva, vale a dire le traduzioni italiane di Kant nell’Ottocento, stanno venendo alla luce soprattutto grazie a Google Libri.

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La mente e le cose

La filosofia della mente

Prima di dedicare all’esame della filosofia critica uno studio particolare, il cui primo volume è del 1843, Alfonso Testa accenna a Kant nei discorsi sulla Filosofia della mente pubblicati a Piacenza, presso Del Majno, nel 1836. In precedenza aveva già pubblicato una sua Filosofia dell’affetto in due volumi (1829 e 1834) che aveva suscitato un certo scalpore.

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Il realismo di Ragnisco

ragnisco 1875

Nel 1875 lo storico della filosofia napoletano Pietro Ragnisco (1839-1920) pubblica un volume sulla Critica della ragione pura di Kant. All’epoca Ragnisco rientrava in una corrente interpretativa ispirata all’hegelismo napoletano con suggestioni positivistiche. Il volume del 1875 è interessante anche per l’iniziale discussione sulla relazione che unisce, o divide, la prima edizione (1781) dalla seconda (1787) dell’opera principale di Kant.

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Kant e Galilei

de dominicis 1874

Il beneventano Saverio Fausto De Dominicis (era nato a Buonalbergo nel 1845), nel 1874 dedica un saggio comparativo a Galilei e Kant o l’esperienza e la critica nella filosofia moderna (Bologna, Zanichelli). Il non ancora trentenne normalista (si era laureato a Pisa nel 1868) e destinato a una lunga carriera universitaria che lo vide, dal 1881 al 1920, docente a Pavia di Pedagogia, Filosofia morale e Filosofia della storia, in questo saggio del 1874 si lancia nell’ampio circolo del positivismo italiano (non a caso il volume è dedicato a Pasquale Villari).

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Un esame della filosofia di Kant

sarchi 1873

Nel 1873 Carlo Sarchi, sulla soglia della vecchiaia come dice egli stesso nel Proemio, compie quello che avverte come una mancanza:

al sentir nostro, i principii e le conseguenze della dottrina del Maestro di Königsberg non furono per anco sottoposte al crogiuolo di una scrupolosa disamina (p. VII)

Una curiosa considerazione, dal momento che, sebbene insufficiente, ormai il nome di Kant a quel tempo era in Italia abbastanza noto e studiata la sua filosofia.

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Il vero, il buono e il bello non sono la stessa cosa

osservazioni critice (1843)

Nel terzo volume delle Osservazioni critiche, apparso nel 1843 e interrotto su provvedimento della censura, Ottavio Colecchi compie un’analisi dell’estetica prendendo le mosse dalla Critica del Giudizio di Kant, alla quale intende poi far seguire una critica dell’estetica hegeliana la quale, a suo avviso, rimane molto al di sotto di quella kantiana perché fondata sul panteismo. Stessa condanna estende anche a Vincenzo Gioberti, la cui formula ideale non può certo costituire un fondamento valido per l’estetica.

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La Pace perpetua prima del 1885

Cesare Cantù

Nel 1868 Cesare Cantù presenta il volume La Polonia e sua rivoluzione nel 1830 del conte Roman Soltyk, che di quegli eventi fu uno dei protagonisti. Il Proemio di Cantù contiene una discussione delle principali teorie sulla pace perpetua, soffermandosi in particolare su Saint-Pierre, Rousseau, Bentham e Kant.

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Il delicato sentire di un grand’uomo

 

frontespizio Cenni storici 1826Nel numero 136 del 14 dicembre 1826, il settimanale bolognese «Cenni storici intorno alle lettere, invenzioni, arti, commercio e spettacoli» (che allora era nel suo IV anno di vita) pubblica nella sezione Letteratura, una recensione delle Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello di Kant, apparse in traduzione a Napoli in quell’anno.
La traduzione si basa sulla versione francese del saggio kantiano data alle stampe da Auguste Hilarion Kératry nel 1823 (Paris, Bossange), versione a cui aveva anteposto un esame filosofico del testo considerato sotto il profilo antropologico.

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L’idolo da non guardare in faccia


Ideologia (1822)

Nel 1822 Vincenzo Mantovani completa la pubblicazione della sua traduzione della Critica della ragione pura (otto volumi apparsi tra il 1820 e, appunto, il 1822). Traduzione faticosa, a cui fa da scoglio non tanto la difficoltà dell’opera, ma la lingua di Mantovani, un medico dalla contorta sintassi. Eppure, l’opera di Kant, la maggiore peraltro, è introdotta in Italia, resa quasi familiare da questa impresa titanica (la prima tentata in una lingua moderna – un altro primato della storiografia kantiana italiana). Ostico, astruso, il pensiero di Kant si rendeva disponibile al confronto con la contrastante cultura filosofica italiana.

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