Kant e un visitatore russo

Il recente volume Kant e l’ortodossia russa di Vera Pozzi, è un interessante itinerario nella formazione di una cultura filosofica in Russia tra il XVIII e il XIX secolo, ma anche un efficace segnavia delle tappe essenziali della prima diffusione di Kant in quel contesto. Il libro, apparso nel 2017, è pubblicato dalla FUP (Firenze University Press), nella collana Premio Istituto Sangalli per la Storia Religiosa (lo studio si era aggiudicato il premio nel 2016).

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Tra storia naturale e etnografia. La geografia kantiana

Kant tenne lezioni sulla Geografia fisica fino al Sommersemester del 1796: aveva cominciato quarant’anni prima, nel 1756. Il corso non era basato su un manuale, come richiesto poi dai regolamenti universitari, ma elaborato personalmente. E questo, come opportunamente fa notare Werner Stark nella prefazione al primo volume delle Vorlesungen über Physische Geographie apparso nel 2009 nell’ambito dell’edizione dell’Accademia, vuol dire che il programma delle lezioni preparate da Kant, può essere considerato, entro certi limiti, opera autonoma. I limiti, peraltro, sono costituiti dal fatto che le lezioni così come ci sono rimaste, entrano nel patrimonio di studio di studenti e uditori, a volte eccellenti (come dimostra il caso di Herder).

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Vincenzo Mantovani

Vincenzo Mantovani è il primo traduttore della Critica della ragione pura, se si fa eccezione di Friedrich Gottlob Born che aveva tradotto le opere di Kant in latino (Opera ad philosophiam criticam, Lipsiae 1796-1798). Ma chi è stato questo ardito personaggio cui spetta un primato tanto più singolare, se si tiene conto della scarsa adesione dei filosofi italiani al criticismo?

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Il metodo francese

Nel 1842 l’economista e patriota Francesco Trinchera (Ostuni 1810-Napoli 1872) diede alle stampe la traduzione delle Lezioni sulla filosofia di Kant di Victor Cousin. Trinchera si aveva tradotto nello stesso periodo la Storia del diritto di Heinrich Ahrens e di lui è anche noto un Vocabolario della lingua italiana del 1861, che è data significativa per un’opera di questo genere.

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Divulgazione di Kant

Quanto era conosciuto Kant in Italia a livello divulgativo, va a dire oltre i confini delle discussioni fra specialisti? Una risposta a questa domanda deve innanzitutto tener conto delle diverse condizioni culturali dell’Ottocento, quando, anche se pochi potevano vantare una formazione culturale di alto livello, questa piccola schiera era però in grado di poter discutere aspetti più tecnici di quanto non sia in grado di fare la corrispondente classe odierna di persone di media cultura, che vive degli stessi specialismi esasperati che dominano la classe di intellettuali di livello scientifico. Andrà anche aggiunto che nell’Ottocento la cultura filosofica godeva ancora di un largo margine di interesse, che viveva spesso nei salotti molto più di quanto non viva attualmente.

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Romagnosi contro la filosofia del diritto di Kant

Com’è noto, per Giandomenico Romagnosi la filosofia di Kant era tra le nuvole, e vi stava nuvolescamente. È avvertenza che fa nel 1828 nello scritto contro Pasquale Galluppi dal titolo Esposizione storico-critica del kantismo e delle consecutive correnti, apparso sulla «Biblioteca Italiana». Qualche anno dopo, nell’affrontare tematiche più vicine ai suoi interessi, torna rapidamente sul Kant filosofo del diritto in un articolo apparso in due puntate sugli «Annali di statistica, economia pubblica, viaggi e commercio».

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Prismi storiografici

Nel 1869 Vincenzo Lilla riprende la questione dei rapporti fra Rosmini e Kant, con l’intento di smentire l’ipotesi storiografica di una dipendenza del primo dal secondo, ipotesi avanzata a suo tempo da Bertrando Spaventa che, rispetto alla filosofia italiana contemporanea, aveva collocato il filosofo roveretano allo stesso posto occupato da Kant nella filosofia tedesca.

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Dal sensismo al criticismo

Negli ultimi articoli abbiamo posto al centro dell’attenzione il 1843, un anno particolare per la diffusione di Kant in Italia. Continuando su questa strada, ci imbattiamo in un momento particolare e a lungo rimasto isolato: il primo commento italiano della Critica della ragione pura, dovuto al piacentino Alfonso Testa (1784-1860).

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Napoli, 1843

Come ricordato nel precedente articolo, Bertrando Spaventa attribuiva al 1843 un significato particolare per la nascita di un nuovo movimento filosofico napoletano, più aperto alle correnti di pensiero della filosofia classica tedesca. Si è cercato di individuare in un’esperienza collettiva, quella della rivista «Museo di scienze e letteratura» costituitasi in quell’anno, una delle ragioni che spiegano l’affermazione di Spaventa. Intorno a questa rivista, prosecuzione della precedente esperienza del «Museo di letteratura e filosofia» (1841-1843), lavorano giovani e meno giovani intellettuali che lo stesso Spaventa ricorderà in una famosa pagina autobiografica. Tuttavia il 1843 è anche un anno importante per la storia della divulgazione di Kant a Napoli, ma anche in altre aree italiane.

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Un omaggio a Ottavio Colecchi

Bertrando Spaventa in qualche occasione richiama il 1843 come data di nascita del movimento filosofico napoletano che darà luogo all’hegelismo. Spaventa era arrivato a Napoli da Monteccassino nel 1840, e in quegli anni la vita culturale filosofica napoletana era alquanto animata, se si considera la presenza di Pasquale Galluppi, voce accademica ufficiale, e di Ottevio Colecchi, voce alternativa all’eclettismo francese che sembrava dominare la scena. Nel 1841 Stanislao Gatti dà vita al «Museo di letteratura e filosofia», della cui prima serie si ha ora una bella ristampa anastatica promossa dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e pubblicata dall’editore Procaccini nel 1983 con un’ampia presentazione di Guido Oldrini.

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