le opere di Kant in Italia

Questa è la biblioteca di kantiana.it, dove sono ospitate le traduzioni delle opere di Kant dal 1807 al 1901, oltre a un’ampia selezione degli studi kantiani prodotti in Italia nel corso del XIX secolo. Nel menu scaffale si trova la lista delle pubblicazioni disponibili. Per informazioni sulla natura e gli scopi del progetto, vai alla presentazione. … Leggi tuttole opere di Kant in Italia

Kant e un visitatore russo

Il recente volume Kant e l’ortodossia russa di Vera Pozzi, è un interessante itinerario nella formazione di una cultura filosofica in Russia tra il XVIII e il XIX secolo, ma anche un efficace segnavia delle tappe essenziali della prima diffusione di Kant in quel contesto. Il libro, apparso nel 2017, è pubblicato dalla FUP (Firenze University Press), nella collana Premio Istituto Sangalli per la Storia Religiosa (lo studio si era aggiudicato il premio nel 2016).

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Il grande assente

Was ist Aufklärung? non solo è trascurato dai traduttori italiani dell’Ottocento, ma è anche fortemente osteggiato, perché osteggiata è la sua idea di fondo. Le ragioni dell’ostilità sono ovvie e non è certo il caso di insistervi su. Sono invece sempre interessanti le modalità in cui si esprime il disprezzo per l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità

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Pregi e difetti del diritto kantiano

Nel quinto volume del Diritto naturale privato e pubblico, Pietro Baroli parla del diritto internazionale (Diritto naturale pubblico esterno). Baroli era professore di filosofia all’Università di Pavia e godeva di una certa notorietà per le sue Instituzioni di filosofia teoretica e morale (1828) con cui accompagnava il suo insegnamento al Liceo di Como. Nei confronti del … Leggi tuttoPregi e difetti del diritto kantiano

La fine di tutte le guerre

Il progetto filosofico della pace perpetua che Kant pubblica nel 1795 ha una serie di significati che ineriscono ai diversi punti di vista su cui il filosofo si concentra (e, talvolta, sembra divertirsi): politico, giuridico, filosofico, storico. Ognuno di questi punti di vista pertinentizza il discorso in modo diverso, e questo genere una certa sovrapposizione di linguaggi e di livelli semantici che, spesso, hanno generato confusione e sconcerto nei critici.

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Tra storia naturale e etnografia. La geografia kantiana

Kant tenne lezioni sulla Geografia fisica fino al Sommersemester del 1796: aveva cominciato quarant’anni prima, nel 1756. Il corso non era basato su un manuale, come richiesto poi dai regolamenti universitari, ma elaborato personalmente. E questo, come opportunamente fa notare Werner Stark nella prefazione al primo volume delle Vorlesungen über Physische Geographie apparso nel 2009 nell’ambito dell’edizione dell’Accademia, vuol dire che il programma delle lezioni preparate da Kant, può essere considerato, entro certi limiti, opera autonoma. I limiti, peraltro, sono costituiti dal fatto che le lezioni così come ci sono rimaste, entrano nel patrimonio di studio di studenti e uditori, a volte eccellenti (come dimostra il caso di Herder).

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Gentile oltre Spaventa

Giovanni Gentile come storico della filosofia italiana assume le linee programmatiche che ritrova nel suo ispiratore essenziale: Bertrando Spaventa e cerca di correggerne i limiti, che gli sembrano essere quelli di essersi mantenuto su una traccia di lavoro generale a cui manca la prova storiografica della verifica particolareggiata. 

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