Kant e un visitatore russo

Il recente volume Kant e l’ortodossia russa di Vera Pozzi, è un interessante itinerario nella formazione di una cultura filosofica in Russia tra il XVIII e il XIX secolo, ma anche un efficace segnavia delle tappe essenziali della prima diffusione di Kant in quel contesto. Il libro, apparso nel 2017, è pubblicato dalla FUP (Firenze University Press), nella collana Premio Istituto Sangalli per la Storia Religiosa (lo studio si era aggiudicato il premio nel 2016).

Nell’appendice, dedicata alla prima fortuna di Kant in Russia, l’autrice racconta di un episodio legato alla visita dello storico e letterato russo Nikolaj Michajlovič Karamzin al filosofo tedesco nel giugno del 1789.  Nel 1791 lo stesso Karamzin pubblica sul «Moskowskij žurnal» il resoconto del suo viaggio: Pis ‘ma russkago putešestvennika [Lettere di un viaggiatore russo]. Vera Pozzi ne riporta alcuni brani, tratti dall’edizione inglese N. Karamzin. Letter of a Russian Traveller (ed. A. Kahn), Oxford, Voltaire Foundation, 2003.

Il brano dedicato a Kant è contenuto anche nell’irrinunciabile raccolta di testimonianze edita da Rudolf Malter per la Philosophische Bibliothek di Meiner; nel 1995 è stata anche presentata una traduzione italiana per l’editore Il Minotauro. Dalla edizione di Malter traggo a mia volta alcune righe che mi interessano particolarmente perché documentano un modo di fare di Kant che oggi è visto come bizzosa ricostruzione dei primi biografi, ma che invece è molto più credibile di alcune immagini che vengono offerte oggigiorno .

Nella lettera del 19 giugno 1789, Karamzin scrive di essere andato a trovare il giorno prima il grande Kant senza lettere di accompagnamento, ma trovando «aperta la porta del filosofo».

La conversazione tra i due è interessante, e perfettamente coerente con le immediate preoccupazioni sistematiche e politiche di Kant. Innanzitutto, per frenare le lodi del nobiluomo russo, Kant gli ricorda che ciò che scrive non piace a tutti, perché a pochi interessano le profonde questioni metafisiche.

Parlano molto di viaggi, scoperte geografiche, della Cina, e Karamzin rimane stupefatto della conoscenza in queste materie del filosofo. Parlano di morale, a proposito della quale Kant dichiara che «vocazione dell’uomo è l’azione. L’uomo non è mai contento di quello che possiede e tende sempre verso qualcos’altro». Riguardo alla vita dopo la morte, Kant sostiene che non c’è certezza della vita futura, ma che la ragione comanda di credervi e che la stessa vocazione dell’uomo presuppone che vi sia un’intelligenza eterna e creatrice. Ma a questo proposito la sapienza retrocede e tutto ci appare oscuro. «Soltanto l’immaginazione può penetrare questa oscurità e generare fantasmi». Kant aveva da poco pubblicato la Critica della ragione pratica, che infatti raccomanda al suo visitatore.

La lettera termina così:

Ecco, caro amico; questo è il breve resoconto di una delle più interessanti conversazioni che abbia avuto, durata più di tre ore. – Kant parla velocemente, con voce tenue e in modo incomprensibile. Ho dovuto sforzare al massimo l’udito per comprendere ciò che mi diceva. Kant vive in una piccola casa poco curata. In generale da lui tutto è ordinario, a parte la metafisica.

Ciò che aggiunge Vera Pozzi a questa prima incursione di Kant in Russia è il racconto della seconda incursione. E, se il primo episodio appena descritto disegna un movimentopozzi2017 sulla direttrice Mosca-Königsberg, il secondo cambia direzione e destinazione. Nel 1794, infatti, Kant viene nominato membro onorario dell’Accademia Imperiale delle Scienze di San Pietroburgo, e fu il primo a entrarvi come filosofo. Vera Pozzi riporta la proposta di nomina:

Raccomando all’Accademia Imperiale delle Scienze l’elezione a membro onorario di Immanuel Kant, professore a Königsberg, membro dell’Accademia delle Scienze di Berlino, in qualità di filosofo tra i più acuti del suo tempo, o meglio, di tutti i tempi. Profondo conoscitore della matematica superiore, della storia naturale, della teoria estetica, egli ha preferito soprattutto la filosofia speculativa. La sua opera, Critica della ragion pura, e altre, hanno segnato, come è noto, l’inizio di un’epoca, ma la geografia fisica, sulla quale egli lavora già da tempo, senza dubbio accresce la fama di questo venerando filosofo [V. Pozzi, Kant e l’ortodossia russa, p. 138].

L’estensore di questa proposta fu, come forse appare evidente, un geografo, I. G. Georgi, a ulteriore testimonianza della notorietà del Kant cosmopolita: la Geografia fisica è anche tra le primissime opere tradotte in italiano.


Il ritratto di Karamzin è tratto dal sito rumeno ArtTube  

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