Pregi e difetti del diritto kantiano

Nel quinto volume del Diritto naturale privato e pubblico, Pietro Baroli parla del diritto internazionale (Diritto naturale pubblico esterno). Baroli era professore di filosofia all’Università di Pavia e godeva di una certa notorietà per le sue Instituzioni di filosofia teoretica e morale (1828) con cui accompagnava il suo insegnamento al Liceo di Como.

Nei confronti del pensiero giuridico di Kant, Baroli assume una posizione articolata: per un verso il criticismo ha dato forma scientifica al diritto, per un altro verso non coglie la centralità del diritto di natura. Kant, come di norma, viene collocato a termine del percorso che parte da Grozio, vale a dire dalla nascita del diritto delle genti con il De jure belli ac pacis (del 1625).  Ma il criticismo inaugura un terzo periodo della storia del diritto pubblico internazionale, e ancora in atto al momento in cui Baroli scrive (1837). Kant ha esercitato un «favorevole influsso» per la delineazione di un diritto delle genti come «scienza particolare» del diritto di natura (p. 41).

Tuttavia, Kant e seguaci caddero in un grave errore, quello di dichiarare

lo stato di natura (tanto dei popoli quanto degli individui) come uno stato privo di diritto, ed in conseguenza eccitarono i popoli allo stabilimento di una unione approssimantesi a quella della società civile, come condizione della esistenza giuridica di uno stato vicino all’altro e con esso in contatto, assegnando loro soltanto tale reciproco contegno, mediante il quale venisse facilitata siffatta unione, o per lo meno rimanesse possibile (pp.41-42)

In questo modo, dice Baroli, il diritto delle genti viene trattato al di sotto dello stesso diritto naturale, dal momento che presuppone i rapporti tra Stati non conformi nemmeno a quelli che istituiscono gli individui nello stato naturale. E così:

dietro questo falso principio retrogradò, sotto tale rapporto, incredibilmente il diritto naturale delle genti, in quanto nelle nuove opere o venne trattato insieme al diritto naturale, o gli scritti particolari che ad esso si riferivano si presentarono sotto la forma di un progetto o di un piano per lo stabilimento di una pace perpetua fra i popoli (p. 42)

Il punto di vista di Baroli è fondato su una concezione naturale del diritto positivo delle genti, vale a dire che per lui il diritto pubblico internazionale (o esterno) non è che una declinazione del diritto naturale.


Poche le notizie su Baroli, che fu anche rettore dell’Università di Pavia; se ne può leggere un rapidissimo elogio scritto dall’editore Silvestri di Milano che, nel 1842, pubblicò nella collana “Biblioteca scelta di opere italiane antiche e moderne” la memoria Il progresso.

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