Trattato del diritto delle genti

[Immanuel Kant], Trattato del diritto delle genti dedicato alle potenze alleate ed ai loro ministri, Milano, Stella, 1814, pp. 23.

Traite_1814 4Alla vigilia del Congresso di Vienna, a Parigi viene fatto circolare un opuscolo dal titolo Traité du droit des gens, dédié aux souverains alliés et a leurs ministres. Extrait d’un ouvrage de Kant (Paris, Égron, 1814). Kant era già penetrato nella cultura francese all’epoca della Rivoluzione e i suoi testi politici e giuridici erano stati tradotti almeno dieci anni prima della pubblicazione di questo estratto.

Lo stesso anno a Milano appare la traduzione di questo opuscolo, di cui è anonimo l’artefice, sebbene l’intento ideologico tendente a giustificare l’alleanza attraverso l’ipotesi federativa di Kant non lasci dubbi sulla matrice dell’iniziativa editoriale. Rispetto all’edizione parigina, tuttavia, è rilevante notare che nella versione italiana non si fa menzione di Kant nel frontespizio, per non compromettere il carattere reazionario dell’operazione.

Kant, infatti, in Italia era ancora poco noto e le traduzioni disponibili riguardavano la pedagogia e la geografia, due campi di pensiero alquanto innocui per i capisaldi della cultura italiana legata al sensismo settecentesco e a una sua incerta applicazione in vari campi della filosofia e, anche, della dottrina cristiana.

Pur non avendo una conoscenza adeguata del criticismo kantiano, la cultura filosofica e politica italiana ne aveva condannato forma e contenuto, e già nel 1803 Francesco Soave in tutt’altro clima politico poteva fare argine alla ‘nuova’ filosofia con la prima monografia italiana dedicata al filosofo tedesco, sebbene poi non fosse altro che la traduzione di un saggio di Charles Villiers.

L’interesse di questo opuscolo di poche pagine risiede principalmente nel tentativo di dare una autorevolezza teorica alla fase politica innescata dall’alleanza che nel settembre del 1815 divenne Santa.


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