Il Trattato del diritto delle genti, testo apparso prima in francese e poi in italiano poco prima dell’inizio del Congresso di Vienna (1° novembre 1814-9 giugno 1815), raccoglie alcuni brani tratti dalla Pace perpetua e dai Principi metafisici della dottrina del diritto in cui Kant formula le sue idee sulle regole di ingaggio della guerra e della pace poste sullo sfondo dei principi cosmopolitici della filosofia del diritto kantiana.
Il trattato che noi pubblichiamo appartiene ad una maggiore opera scritta dal più profondo filosofo dell’Alemagna. L’importanza del momento ci ha impegnati a tradurlo nella nostra lingua.
A Kant il traduttore, anonimo, attribuisce «profetica antiveggenza» rispetto alla situazione storica determinata dalla fine dell’età napoleonica e a quanto prospettato dalle «potenze Alleate», il cui indirizzo politico sembra all’anonimo autore orientato a «quel morale civilizzamento di cui il volgare pregiudizio non le credeva suscettive». L’unione degli stati europei nella conferenza tenutasi a Schönbrunn viene visto come una straordinaria occasione di coordinamento tra Stati, sebbene con finalità di ridistribuzione territoriale dei paesi sconvolti dai rivolgimenti della stagione napoleonica.
Nelle poche note che accompagnano le pagine kantiane, il traduttore francese (e, di conseguenza, quello italiano) fanno riferimento per lo più a Napoleone, considerato, tra le altre cose, responsabile di un «atto di assassinamento» avendo mosso guerra alla Russia senza dichiarazione (cfr. p. 10).
Spunti di riflessione
L’interesse di questo opuscolo è dato senz’altro dal suo carattere propagandistico e dalla finalità decisamente politica dell’operazione. Per certi versi lo si può far rientrare nella tipologia dei fogli volanti che accompagnano sempre i momenti di rivolgimento storico.
Vale la pena, tuttavia, riflettere anche sul fatto che il tentativo di mettere i principi essenziali del pensiero politico di Kant al centro del dibattito che di lì a poco si aprirà tra le potenze europee, indichi l’intenzione di innalzare i termini di questo dibattito e di evocare, se non altro, valori di una pacificazione unitaria e cosmopolitica nel cuore dell’Europa.

