Napoli – Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” (B. Prov. II. 1508)
scheda SBN
http://id.sbn.it/bid/TO0E050812
Come la maggior parte delle traduzioni ottocentesche di grandi opere filosofiche, anche questa Critica della ragione pura si distingue per le critiche e le avversioni che ha generato in studiosi e, ovviamente, traduttori successivi. In questo caso il giudizio è ampiamente giustificato dal faticoso andamento della sintassi e, in generale, da una costruzione linguisticamente respingente, tanto da rendere l’italiano stesso una sorta di lingua straniera, o almeno irriconoscibile. Giovanni Gentile, forse troppo agevolmente e a mani basse, poté ridicolizzare Vincenzo Mantovani, il traduttore di questa traduzione. Ma va aggiunto che non sempre all’illegibilità del testo italiano corrisponde l’infedeltà del traduttore, il quale era un medico militare che aveva operato al servizio dell’esercito austriaco e che aveva anche visitato Königsberg. Mantovani è stato il primo traduttore della Kritik der reinen Vernunft in una lingua straniera (se si eccettua quella latina curata da Friedrich Gottlob Born) e può essere considerato un coraggioso e intraprendente iniziatore della divulgazione di uno dei testi più difficili della filosofia moderna occidentale. Anche l’approccio metodologico da lui utilizzato è interessante perché segue un andamento evolutivo, nel senso che a mano a mano che il lavoro procede, Mantovani è pronto a registrare variazioni di significato di certi termini (come per esempio Erscheinung), registrandoli e documentandoli con un certo scrupolo. Una modalità di lavoro che sarebbe pressoché improponibile oggi.
Mantovani ricorre alla quarta edizione della Critica e, per la prefazione del 1781, alla traduzione latina di Born.
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